Una dichiarazione
di incompatibilità
La diagnosi strategica funziona solo in certe condizioni.
Quando non ci sono, è meglio dirlo prima, senza trasformarlo in un rifiuto personale.
Per mantenere coerenza e non farti perdere tempo.
La collaborazione non può fuonzionare quando
La strategia viene confusa con l'esecuzione
Questo lavoro smette di funzionare quando per “strategia” si intendono campagne, contenuti o attività da avviare subito.
Quando l'analisi viene usata come passaggio formale, utile solo a legittimare una decisione già presa. O quando il confronto serve più a ottenere una conferma che a capire davvero.
La strategia non serve a partire più velocemente, ma a capire se ha senso partire e, soprattutto, dove, come e a quale prezzo.
Il marketing diventa una delega alle responsabilità
La diagnosi strategica non funziona quando il marketing viene esternalizzato per evitare di esporsi.
Quando consulenti e fornitori diventano un cuscinetto tra le decisioni e le loro conseguenze. Quando il confronto serve più a distribuire colpe che a prendere posizione.
Questo lavoro richiede coinvolgimento diretto: tempo, attenzione e assunzione di responsabilità. In assenza di queste condizioni, il risultato è quasi sempre lo stesso: documenti ben scritti, presentazioni ordinate, nessuna decisione reale.
L'urgenza diventa il criterio dominante
Questo lavoro perde efficacia in contesti di emergenza permanente, dove la direzione cambia di continuo e la velocità viene chiesta prima ancora di aver chiarito il problema.
L'urgenza è comprensibile, può capitare. Ma quando diventa routine, falsifica qualunque scelta.
Se la strategia è una reazione costante agli stimoli, il risultato non si chiama resilienza.
L'analisi serve a confermare, non a decidere
La diagnosi strategica non serve a rassicurare. Non è un esercizio neutro, né uno strumento per evitare conflitti chiamandoli “allineamenti”.
Introduce attrito, fa emergere tensioni, rinunce, scelte scomode.
Se l'obiettivo è ridurre l'attrito, non funziona. Se l'obiettivo è evitarlo, nemmeno.
Ha senso parlarne?
Questo lavoro ha senso solo se sei disposto a usare l'analisi per mettere in discussione decisioni già date, non per confermarle. Se sei pronto a esporti, a scegliere e ad assumerti le conseguenze di quelle scelte.
Ha senso se cerchi chiarezza prima della velocità, se accetti che emergano tensioni, limiti e rinunce inevitabili.
Se queste condizioni ci sono, allora ha senso parlarne. Per capire se fare marketing, dove e a che condizioni.
In caso contrario, è probabile che questo lavoro non ti serva. E dirlo ora è la forma più onesta di rispetto reciproco.
Se su questo punto hai ancora dei dubbi, possiamo parlarne prima di decidere.Una questione di momento, non di valore
Non è una questione di competenza, né un giudizio. È una questione di
momento e di disposizione.
Se ti riconosci in uno dei punti sopra, probabilmente non è il momento
giusto. E va bene così.
Se invece senti che l'analisi può servire a mettere in discussione
decisioni già date, ad assumerti il rischio delle scelte e delle loro
conseguenze, allora ha senso parlarne.