Il marketing non fa:
decide cosa fare
Inizia da ciò che oggi è implicito, confuso o mai deciso.
Mette ordine, prende decisioni. Solo dopo arriva il fare.
Se cerchi azione immediata, questa pagina ti farà perdere tempo.
Se cerchi chiarezza, continua.
Il metodo
Il marketing è tutto ciò che precede l'azione
Quando manca questa parte, l'operatività aumenta ma la direzione si perde. Si moltiplicano le iniziative e conseguentemente il caos.
Il metodo parte da qui: riportare il marketing nel suo ruolo originario, quello di disciplina decisionale.
Aspetta
Ogni progetto inizia con un problema di lettura, non di esecuzione. Prima di muoversi, serve capire dove si è davvero.
L'analisi ha questo scopo: rendere visibile la situazione reale. Il contesto competitivo in cui l'azienda opera, i vincoli con cui convive, le aspettative, spesso implicite, che vengono caricate sul marketing, e le contraddizioni tra obiettivi dichiarati e scelte quotidiane.
Non è un esercizio teorico e non produce documenti da archiviare. Serve a costruire un quadro condiviso, abbastanza chiaro da permettere decisioni che non si contraddicano nel tempo.
Pensa
Il cuore di tutto, piuttosto che per risposte rapide, si muove per trovare le domande che rendano inevitabile una scelta. Domande che non possono essere delegate e che fanno emergere le alternative reali in gioco.
Quando le domande sono ben poste, molte azioni perdono rilevanza da sole. Il metodo non accelera il fare: riduce l'attrito prima che si trasformi in spreco. Costringe a rallentare all'inizio per evitare di dover correggere continuamente dopo.
Scegli
La strategia non è una dichiarazione d'intenti. Prende forma quando alcune opzioni vengono rese secondarie e altre diventano centrali.
Definire una direzione significa delimitare un campo d'azione e renderlo difendibile nel tempo. Significa chiarire chi vale la pena servire, su cosa concentrarsi e quali opportunità non inseguire, anche quando sembrano interessanti.
Il metodo serve a rendere queste scelte esplicite e coerenti. Non per irrigidire l'azienda, ma per darle una struttura che regga anche quando il contesto cambia.
Agisci
Quando il perimetro è chiaro e le scelte sono state prese, il marketing trova il suo ruolo operativo. Canali, messaggi e contenuti diventano strumenti allineati a una direzione già definita, non tentativi isolati di produrre movimento.
In questo senso, il marketing è una conseguenza naturale delle decisioni strategiche. Arriva dopo, non prima. Quando viene usato come leva iniziale, tende a compensare vuoti decisionali invece di risolverli.
Risultati
Questo metodo costruisce una struttura decisionale che regge nel tempo. Porta ordine dove oggi ci sono iniziative scollegate, aspettative non allineate e scelte rimandate. Riduce la dispersione, chiarisce le priorità e rende coerenti le decisioni strategiche con ciò che l'azienda comunica e fa ogni giorno.
Non dipende da strumenti, canali o mode del momento, perché lavora a un livello più profondo: quello in cui si stabilisce cosa ha senso fare e cosa no. Funziona quando c'è disponibilità a rendere esplicite le scelte e ad assumersi la responsabilità delle conseguenze. Richiede tempo, attenzione e una certa dose di scomodità iniziale, perché costringe a fermarsi prima di muoversi.
In cambio offre direzione, continuità e un quadro decisionale che resta valido anche quando il contesto cambia.
Partiamo da qui
La diagnosi strategica è il punto di partenza.
Serve a capire se il marketing ha senso in quella specifica situazione, dove può essere efficace e a quali
condizioni.